venerdì 10 ottobre 2008

Alienità

Un concetto, un’astrazione. Una parola che appena l’hai scritta ti viene il dubbio che non esista, come sembra confermare la linea rossa ondulata che appare sul monitor mentre la componi, e rimane lì a dirti:
“?”.
Una parola che esprime qualcosa di indefinito, ma che quando meno te l'aspetti ti crolla addosso, cadendo dall'aria in cui vagava. E allora ne comprendi il significato.
E capisci che invece esiste. Eccome.
Nella fantascienza l’alieno è l’extraterrestre, antropomorfo e non, quasi sempre invasore, minaccia, pericolo. E’ curioso pensare però che dietro l’alienità si nasconda il significato di altro, di diverso, e che per sua natura l’essere umano è sempre portato ad andare verso l’altro e non contro di/in fuga da esso.
Eppure è quel che avviene, verso gli altri, tutti i giorni, purtroppo. Verso gli stranieri, verso le donne, verso le persone che hanno un diverso colore della pelle.
Certamente, quando parliamo di andare verso, ci riferiamo all’essere umano sano.
La sanità si perde, spesso, e ci si ammala, e con tante altre brutte cose arriva la paura. E l’altro diventa alieno, mostro di cui diffidare, diverso incomprensibile, sconosciuto, e quindi, temuto.
E perché?
Per una delusione “primordiale” nel rapporto, dopo la nascita che è di tutti.
Ecco, quello che rischio personalmente in questo momento è esattamente questo.
Perdere quella fiducia.
Più precisamente, lasciare che la delusione mi invada. E che io cominci a pensare che è vero, gli alieni sono tutti verdi, brutti e intenzionati a ucciderci.
E che perfino quelli cui abbiamo dato tutto, pensando che fosse giusto, che fosse bello, possono averci ingannato. Dall’inizio, da un certo momento in poi, non ha più importanza, quando si è persa quella fiducia.
Si insinuano nei nostri corpi, e se ne impossessano; oppure si infiltrano fra noi e ci ingannano, oppure ancora, senza mezze misure, ci scaricano addosso armi devastanti o virus letali.
Fantasticherie, ma tremendamente tangibili nella loro portata distruttiva.
Sul pensiero.
Qualche volta ho scritto di alieni mortali e nemici. Ma in fondo, ora che ci penso, i miei (pochi, scritti o pensati) alieni sono tutti abbastanza buoni, magari ingenui, pronti a tendere la mano come il bambino con la mamma. Magari un po’ fessi. Pronti a dare se stessi. E magari lo sono anche i miei umani, fra loro e verso gli alieni. Pronti ad andare verso di essi e non a fuggirli o a combatterli con ogni mezzo.
Ecco.
Ora è così che dovrà essere.
Essersi imbattuti in un alieno che si è impossessato di un essere umano e ha tentato di ucciderci, perché la sua natura è diversa e la sua temperatura corporea basale era più bassa di quella umana, e quindi doveva fare il freddo, non deve significare che tutti gli alieni siano così.
Né che lo siano tutti gli uomini. E le donne.
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