lunedì 6 aprile 2009

Oggi.

Facce spente, sguardi stanchi, e una primavera senza sorrisi, questo è Roma oggi. Ferita da una lesione invisibile nella mia città, ma concretamente presente, tangibile, come se l’onda maledetta che ha attraversato una delle terre più belle e ospitali del mondo continuasse a propagarsi nell’aria, vibrando in ognuna e ognuno o di quelle e quelli che ho visto.
Stavolta sembra tutto diverso dalle ultime che ricordo; di certo, lo è per me. E non è solo la paura di stanotte, con la gente in strada e la TV accesa, ma c’è dell’altro. Alcuni dicono che nella tragedia gli esseri umani si ritrovano, e forse è vero. Forse, meno prosaicamente, quello che accade è la trasformazione di quell’onda maledetta in un’eco umana insopprimibile che induce tutti ad aiutarsi. Non per convenienza come alcuni sostengono, né perché sia socialmente ed eticamente corretto. Forse è solo quella fantascientifica sensibilità che ci rende umani, e che ci toglie il sorriso se un bimbo muore in una terra di montagne verdi, fiori brillanti, acque calme e tanta bellezza umana. Senza ragione.
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